Abbonati ora alla corrosiva rubrica Il Verificatore, costantemente aggiornata da Antonio Facci Tosatti (in arte Poeta Menarca).
Se fai uso di aggregatori puoi seguire comodamente la rubrica con i feed dedicati RSS 2.0 / Atom 1.0
Maurizio Pinotti è nato nel 1961 a Montecreto, dove vive. I suoi scrittori preferiti sono Alberto Moravia e Alberto Bevilacqua. Il suo poeta di riferimento è Eugenio Montale. Ascolta musica di cantautori come Fabrizio De André, Francesco De Gregori, Roberto Vecchioni, Ivano Fossati.
Per L'AUTORE LIBRI FIRENZE ha pubblicato, nel 1993, "Il saluto del marrano", da cui abbiamo tratto le poesie qui presentate. Per ricevere in regalo una copia de "Il saluto del marrano" scrivere a termos@bramieropinna.com.
Queste letture sono state registrate il 18 marzo 2006 a casa di Pinotti.
Se la trasgressione
invita al ballo
ben venga a prelevarmi.
Salirò sulla carrozza
che fu di Cenerentola
ma non rientrerò per mezzanotte.
Io che sciupo
ogni mio minuto
senza mettere a frutto
nessuna prospettiva
ti rammento debolmente
la sottovalutata importanza
d'una perdita di tempo
per futili motivi.
Ambigui fino alla noia
valutandosi i più astuti
sciamano in disparte
a decretare in segreto
la macerata divisione
d'intrallazzi da cortile.
Tremano i vili
sul fronte della vita
e a lunghi passi
scansano il confronto.
Ma fuori luogo
e fuori d'ogni logica
il coraggio dei conigli
s'appoggia sempre all'impossibile.
Colpito al basso ventre
da un virus maligno
o da un colpo di pistola
m'accartoccio cone un riccio
in paziente attesa
del colpo di grazia
o della borsa della spesa.
Sotto la montagna
il vecchio pisciava
urina e sangue
gli uscivano dal membro
ed in quel liquido denso
immagini lontane:
un bambino e un cane.
Ronza la mosca
fastidiosa e crudele
ed io con ferocia
decido di sopprimerla.
Ma questa fugge
tra le mani chiuse
e cerca altrove,
volando un po' a casaccio,
insetti più cordiali
od un più mite bove.
Moralisti accesi
sulla perversità,
riflettete attentamente.
Salvaguardando la norma
non riscontrerete mai
apprezzabili progressi.
Al di là
delle vostre voci
il silenzio meditato
ha forme quasi isteriche
di sopravvivenza
E' il dono di comprendere
la non obbligatorietà
di pronunciarsi sul futile.
Con un presagio
da convalidare
e l'esuberanza barocca
dell'aspirante artefice
circondo il mappamondo
con navi da decidere.