Abbonati ora alla corrosiva rubrica Il Verificatore, costantemente aggiornata da Antonio Facci Tosatti (in arte Poeta Menarca).
Se fai uso di aggregatori puoi seguire comodamente la rubrica con i feed dedicati RSS 2.0 / Atom 1.0
Un progetto di Ilmo Malagoli, Antonio Facci Tosatti (Menarca) e Gianluca Raimondi. Anno di produzione: 2004.
Nella foto: Antonio Facci Tosatti.
Una volta, una volta...
Una volta era una volta.
Una volta ero intelligente.
Una volta avevo una grande cultura.
Una volta ero una persona di quelle che... cavolo!
Una volta ero rispettabile.
Una volta. Una volta era una volta.
Mi spieghi che ci faccio qui, con la testa sul tavolo e una caraffa da mezzo litro?
Una volta ero bravo.
Una volta ero bravo. Adesso sono lo schifato e lo schifo. Nessuno mi caga e se mi cagano cagano il cazzo.
Una volta ci avevo gli amici, forse.
Mah. Adesso, adesso. Adesso sono un mobile su cui poggi un bicchiere e una caraffa di vino - ma che vino di merda!
L'indifferenza. L'indifferenza è la mia amica.
Nessuno mi guarda più di tanto. Forse nessuno mi vede. Ma tanto mi sentono. Sentono l'odore di non lavato. La solitudine puzza di vino.
La solitudine puzza di vino rovesciato sul tavolo, rimasto lì mezza giornata.
Una volta era una volta.
Una volta era una volta.
Una volta era una volta.
Cazzo che palle!
Cosa ho fatto di male, lo so. Non è che nego. Ma mi ero rotto il cazzo. Mi ero rotto il cazzo. Ma mi hanno perdonato?
Una volta ero bravo.
Una volta ero intelligente.
Una volta avevo una grande cultura.
Una volta ero una persona rispettabile, una volta.
Una volta era una volta.
Mi spieghi che ci faccio qui? Che ci faccio?
Una volta. Una volta era una volta.
Una volta era una volta.
Sono l'alfiere di facciata del sabato sera.
Porto in giro la tua immagine di puttana afflitta.
Per te sono noioso, ininfluente.
Ormai sono io che ti parlo per essere me o per essere nulla.
Sono un gigolò stravolto.
Sono l'ultimo dei miei pensieri.
Sono l'ultimo dei miei cani.
Aspetto che passi la sera per andare poi in un albergo a una stella - preferirei un fienile - a godere quei soldi con un partner instabile.
Sono l'alfiere della depressione del sabato sera.
Porto avanti il vessillo del sesso malato di provincia odorosa di maiali, di vino di mele.
Se trovo una vecchia vogliosa e insazia, la porto dolce e fremente in soffitta sopra il bar P u t t a n o n e. E mi godo le risate cattive.
La discoteca è piena di pollastre che ballano meglio. E io ballo con loro. Ma nessuna mi guarda. Solo la porca di Casalino.
Sono l'alfiere onanista del sabato sera.
Sono l'alfiere ondinista del sabato sera.
Sono l'alfiere feticista.
Sono l'alfiere, sono l'alfiere, sono l'alfiere, sono l'alfiere.
Borghezio prende il piede alla donzella nigeriana.
Le misura l'impronta finché la discola non si rende irreperibile tra gli oscuri anfratti della patria.
Un tratto s'illumina, indugia sul piedino e s'incanta.
"Che numero porta? 38? Guardi che bel sandalino rosso! Sì, sta proprio bene!"
S'incanta e bacia il piedino. E poi osa annusarlo. E poi osa ancora e lascia uscire parole romantiche.
"Mi raccomando! Torni, alla prossima misurazione per il prossimo permesso! Aspetto con trepidazione!"
Sale sul treno con la divisa della cooperativa di pulizie, armato di spray multiuso.
E' il treno delle lucciole pendolari, che lasciano odorose tracce della loro dura vita.
Oh oh! Oh oh! Gli par di vederla, mentre disinfetta con affanno gli scompartimenti.
Gli par di vederla, la chiama: "Non scappare! Ti prego! Non ti faccio arrestare! Amore! Amore! Lascia che ti offra un camparino! Non hai sete? Neanche fame? Ma non è possibile, amore! Non scappare, ti prego!"
"Amore, non scappare!" Ma lei fuggì e non comparve mai più.
Allora continua a misurare i piedini alle signorine, ma quella è sempre nel suo ricordo.
Sempre nel suo ricordo. Quella.
Ahi ahi ahi!
Ahi ahi ahi!