Abbonati ora alla corrosiva rubrica Il Verificatore, costantemente aggiornata da Antonio Facci Tosatti (in arte Poeta Menarca).
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In rete si trova:
Questo motto, coniato da Marco Balugani nel 2007, esprime bene il principio di base.
Ovvero non puntiamo al lucro e non vogliamo spendere più di 300/400 euro per
il film (sembra impossibile ma ci riusciremo!).
Gli sponsor, i patrocini e i logo sono blasoni inutili e addirittura ingombranti: li rifiutiamo per principio.
Invece di nasconderci dietro a un'entità fantoccio (associazione, comitato, ecc), ci assumiamo
personalmente la responsabilità di quello che facciamo. Firmiamo con (minimo) nome e cognome.
Non siamo professionisti ma dilettanti.
Non dilettanti aspiranti professionisti, ma dilettanti che desiderano rimanere dilettanti.
Abbiamo visto che la disponibilità di soldi da spartire (anche pochissimi) innesca delle
dinamiche malsane: il progetto spesso si deteriora in corso d'opera, attraversa periodi di "stordimento", si biforca.
Sfatiamo il falso mito secondo cui il livello di organizzazione va di pari passo con i soldi investiti.
Si sono viste abbastanza produzioni professionali fallire per inefficienza.
Facciamo il possibile per adoperare buone tecniche organizzative al fine di ottimizzare il processo e accorciare i tempi di produzione.
Siamo consapevoli che nei gruppi ci sono membri più convincenti di altri. Ciò determina
uno sbilanciamento. Abbiamo visto che le idee individuali sono elette non solo grazie al loro valore intrinseco, ma anche grazie al modo in cui vengono presentate.
Per risolvere questo problema ogni fase di produzione (es. sceneggiatura, casting, montaggio) ha uno e un solo responsabile, il quale dopo aver ascoltato il parere degli altri, ha l'ultima parola, decide e firmala sua opera.
Fare quello che dice la maggioranza è ingiusto nei confronti delle minoranze. Dal momento che non è obbligatorio partecipare al progetto, ma facoltativo, di conseguenza essere in minoranza vuol dire automaticamente non essere più interessati alla produzione. Dopo che le minoranze avranno abbandonato rimarrebbe al potere una monarchia/oligarchia travestita da democrazia.
Spesso i progetti non-professionali si impantanano. Questo perché un dilettante, per definizione, "lavora" nel suo tempo libero, e il tempo libero va spesso soggetto a brusche e imprevedibili restrizioni.
Per aggirare questo tipo di problematiche ogni fase di produzione ha una sua data di consegna.
Se il responsabile non consegna il lavoro entro quella data, la sovranità viene revocata e conferita, d'ufficio, ad altri.
Riceviamo un pre-lavorato da qualcuno che prima di noi ci ha messo dentro delle scelte ben precise.
Facciamo quindi il possibile per capire e rispettare l'idea originale, senza deturparla.
Ma quando siamo noi a passare il nostro lavoro ad altri,
e dopo che altri ci hanno messo le mani,
possiamo stare sicuri che il risultato
ci spiazzerà. Ebbene, siamo pronti a sopportare questo spavento.
Siamo contrari all'uso di riferimenti che possono essere intesi soltanto all'interno
dell'elite degli autori. Dobbiamo sempre rivolgerci al pubblico.
Non è valido neanche fare scelte (inutili per il pubblico) che condizionano chi lavora più a
valle nel processo produttivo, solo per il gusto di farlo.
Per risparmiare tempo e risorse, ma anche perché il LO-FI ha il suo fascino, scegliamo di non accanirci su aspetti barocchi come la risoluzione, la qualità tecnica, ecc.
Ci accontentiamo di un livello, se vogliamo, "difettoso", ma sempre chiaro e perfettamente comprensibile.
I semi-lavorati frutto delle diverse fasi produttive (sceneggiatura, storyboard, musiche, foto, ecc)
hanno comunque un loro valore intrinseco, oltre a essere parte di un opera più grande (il film).
Sin dalle prime fasi della produzione, e durante tutto il processo, questi semi-lavorati saranno considerati come opere e pubblicati in internet man mano che vengono pronti.